Mangiando un'arancia mi accorgo che le feste sono ufficialmente finite, letteralmente volate. Forse è stato normale non accorgersi del loro lesto scorrere, essendo cadute tutte nei weekend, ma non credo sia una motivazione sufficiente a giustificarne la celerità. Mangiando quest'arancia mi sento deluso, quasi sconfortato dal mesto fluire di quello spirito Natalizio che la tendenza anticonformista ti porterebbe a schifare ma che a me, stranamente, non è mai dispiaciuto.
Il Natale è, per i più (anziani e adulti, ma non solo), la ricorrenza della nascita di Gesù: tant'è che molti nonni chiedono ai nipoti cos'abbia portato loro Gesù Bambino, anziché Babbo Natale. L'anno scorso mi sono adirato ferocemente sentendo chiedere con che diritto delle persone di colore portassero i figli a ricevere le caramelle dal tradizionale Babbo Natale del mio paesello, pur non essendo Cattolici: con garbo e moderazione ho replicato che, secondo quel ragionamento, i genitori autoctoni dovrebbero mandare i loro figli in Chiesa a chiedere dolciumi al buon Gesù - non più tanto bambino - appeso in croce, visto che l'attuale figura di Santa Claus non è decisamente Cattolica.
Bando a potenziali blasfemie, culturalmente il Natale mi piace perché non è una festa Cristiana, o meglio: non unicamente. Qualsiasi divinità antica legata al culto del Sole vede festeggiata la sua nascita il 25 Dicembre, data del solstizio d'Inverno celebrata dai Persiani cultori del Dio Mitra come Dies Natalis Solis Invicti. Peraltro, questa loro divinità veniva invocata come "il Salvatore", appellativo che non dovrebbe suonarci nuovo. Ma anche Shamas, il Dio Babilonese del Sole, veniva festeggiato nella medesima data e di lui si diceva avesse avuto un figlio, Tammuz, il quale sarebbe stato la sua reincarnazione. Interessanti a riguardo la morte di questo figlio, il quale risorge dopo tre giorni, e le sue raffigurazioni in grembo alla madre Ishtar, assolutamente simili a quelle di Gesù Bambino in braccio alla Madonna. Questo vale anche per i mosaici e gli affreschi Egiziani raffiguranti il Dio Horus in braccio a Iside. La contaminatio di tutte queste antiche culture è talmente forte da indurmi a non poter essere almeno in parte affascinato da una festa che rappresenta il più evidente punto di incontro tra queste.
E poi c'è questo Santa Claus, conosciuto ai più come Babbo Natale, fusione dell'antico folklore Islandese con la figura del Vescovo della città turca di Myra, Nicola, divenuto Santo e festeggiato in Olanda nella celebrazione di Sinterklaas (compleanno del Santo), festività il cui nome ha dato successivamente origine all'appellativo di Santa Claus nelle sue molte varianti. Questa evoluzione ha visto il suo culmine quando la Coca Cola, con la sua pubblicità, ha definitivamente trasformato l'immagine di Babbo Natale in quella di un nonno buono, barbuto e ben in carne che prende in braccio i bimbi per ascoltarne i desideri.
Natale quindi è una festa Cristiana, Persiana, Babilonese, Egiziana, Islandese, Olandese che ha attraversato i millenni per essere attesa e celebrata ancor oggi con estrema importanza, nonché felicità: d'altronde non potrebbe essere diversamente nella sua essenza di festa del Sole, la stella che ci dona la vita.
Restando in tema di luce, confesso che quanto mi mette allegria nelle vacanze invernali è proprio vedere le strade brulle illuminate e colorate, quasi a voler sfidare la monotonia e la tristezza dell'Inverno. Non amo mai la massa che invade i centri città, ma in questo periodo la giustifico perché rende tutto ancor più vivo, alimentando la sfida contro il grigiore funebre di questa stagione. In qualche modo, questa frenesia infiocchettata riesce persino a predispormi benevolmente nel fare e ricevere auguri, a essere meno critico per non turbare il clima piacevole e ad avere meno insofferenza verso chi ho affianco.
Quest'anno, tuttavia, gli auguri sono stati davvero scarni. Non ho percepito alcun piacere nello scambio augurale tra le persone: io stesso mi sono trovato a salutare gli amici tralasciando il fare gli auguri, non essendovene alcuno stimolo. E me ne rendo davvero conto solo ora, mangiando una seconda arancia: eppure avrei dovuto presagire questa miseria dalla carestia floreale che, per il primo anno, ha colpito la mia dimora.
Abitudine voleva, infatti, che le feste Natalizie implicassero un proliferare di Stelle di Natale in casa, la quale diventava quasi una serra di fiori rossi. Ma nei giorni appena conclusi le uniche Stelle che hanno oltrepassato la porta della mia magione sono state solo due, peraltro entrambe trafugate da me medesimo l'antivigilia, alla fine di un lavoro. Doveva già essere indicativo il fatto che, in un concerto Natalizio di dolci bambini dalle ugole non troppo d'oro - ma soavi per i loro parenti -, fossero avanzate piante in abbondanza. Solitamente nonne e mamme si precipitano a conquistarsi più Stelle di Natale possibili, mentre quest'anno il fiore in questione è stato - ahimè - trascurato. Di contro ho visto, sempre in casa mia, uno strano cumulo di ceste contenenti i soliti spumanti e dolciumi, in una addirittura biscotti fatti in casa. Ciò mi ha stranito poiché, pur non essendo un abituale donatore di ceste Natalizie, posso presupporre costino abbastanza di più rispetto a una piantina. Non vorrei che cotanta opulenza alimentare abbia preso, in tempo di crisi, un significato apotropaico di scongiura contro quest'ultima, diventando una sorta di cornucopia contro l'inflazione. Se così fosse, personalmente avrei gradito dentro la cesta qualche litro di benzina, visti i tempi che corrono: sarebbe stato magari meno romantico, ma ben più utile. Il prossimo anno mi aspetto di trovare dei buoni di prepensionamento, qualcosa come: "Ti regalo un anno di miei contributi, affinché tu possa andare in pensione a 74 anni anziché 75". Sarebbe un gesto davvero carino.
A ogni buon conto, assuefatto dall'uvettosa dolcezza dei panettoni trovati nelle succitate ceste e distratto dalla settimana normalmente lavorativa, allo scoccare dell'ultimo giorno dell'anno ho scoperto che un numero incredibile di persone, amici e conoscenti erano ancora incerti - se non addirittura impreparati - su come passare il veglione. Persino mia madre, che da oltre una decade si organizzava con coppie di amici per festeggiare il nuovo anno con sontuose cene, non si è curata di allestire nulla per l'arrivo del 2012 e lo ha atteso in un multisala guardando un film commercialissimo. E in questo non ho notato alcuna tristezza né alcun dispiacere, anzi: forse l'affanno degli ultimi, tantissimi anni passati a cercare di fare sempre qualcosa in compagnia era ormai arrivato a un punto di saturazione tale da non rendere affatto disdicevole una pausa. Parimenti, ho notato in amici e conoscenti che la tendenza ormai non è più quella di ricercare la festa più bella, più interessante, più potente che ci sia nella zona ma semplicemente il garantirsi (anche in extremis, senza curarsene fino alla mattina stessa) di avere qualcosa da fare. Se poi la nottata si fosse rivelata davvero piacevole, tanto di guadagnato: ma nel caso il Capodanno fosse trascorso tranquillo e pure un po' monotono, non sarebbe stata una delusione così grande.
Esordendo con un "ai miei tempi", potrei riportare alla memoria le enormi feste che si organizzavano fino a tre o quattro anni fa facendo grande concorrenza alle discoteche, le quali cercavano di minare la buona riuscita di tutti i vari festini più o meno grandi che portavano loro via clienti: era quasi una situazione di guerra tra bande. Però si allestivano davvero veglioni in grande, e anche i party più piccoli garantivano il divertimento; i locali di contro chiedevano ingenti somme per l' ingresso, spesso rischiando di restare vuoti. La fine del 2011 invece ha visto le discoteche offrire prezzi decisamente più sostenibili tornando forse di conseguenza un po' più piene, mentre le feste di egregie dimensioni organizzate da ragazzi sono quasi sparite o si sono ampiamente ridimensionate a una sfera più intima e amichevole. Mi chiedo se ciò sia solo l'inizio della discesa una volta raggiunta la vetta, o se questa tendenza deprimente sia piuttosto indice di un ricambio generazionale poco creativo. Probabilmente c'è una complicità di entrambe le cose. Mi chiedo anche se alla fine del 2012 il cinema sarà nuovamente così affollato come l'ho trovato il 31 Dicembre 2011, perché sì: anch'io ho deciso di attendere l'anno preferito dai Maya con un bel film.
Se pensate che stia mangiando la terza arancia, vi sbagliate: sto finendo le ultime briciole di pinza rimaste. Ingurgitarne due kili in quarantotto ore credo sia un buon record, e suppongo non sia il caso di avvicinarmi alla bilancia nei prossimi giorni. Ma non datemi dell'ingordo: è solo un tentativo di recuperare il ritardo con cui questo dolce speciale è arrivato nella latteria dietro casa mia. Appena due giorni prima dell'Epifania. Mi vengono quasi le lacrime a pensare che da Lunedì già non se ne troverà più. La giustificazione della proprietaria, una signora gentilissima, è stata che "non si era ancora pensata" di ordinarne in panificio. Presumo peraltro che il panettiere stesso si sia dimenticato di farle notare che era finalmente giunto il tempo di questa specialità: temo non ne abbia prodotta e venduta tanta quanta era solito. Questo a me spaventa, terrorizza: se la gente comincia a dimenticarsi della pinza, che tra qualche anno possa dimenticarsi interamente del clima, dei colori, della dolcezza (in senso alimentare) di queste feste invernali? T'avverto, popolazione Trevigiana: fammi sparire la pinza, e piangerò lacrime amare. Fammi sparire anche il panettone, e per ripicca combatterò contro i sostenitori di quel bieco dolce che è il pandoro. Ma se farai sparire anche il vin brulè, la mia collera sarà implacabile.
Con qualche giorno di ritardo (come la pinza), vi auguro buon anno nuovo.
Bando a potenziali blasfemie, culturalmente il Natale mi piace perché non è una festa Cristiana, o meglio: non unicamente. Qualsiasi divinità antica legata al culto del Sole vede festeggiata la sua nascita il 25 Dicembre, data del solstizio d'Inverno celebrata dai Persiani cultori del Dio Mitra come Dies Natalis Solis Invicti. Peraltro, questa loro divinità veniva invocata come "il Salvatore", appellativo che non dovrebbe suonarci nuovo. Ma anche Shamas, il Dio Babilonese del Sole, veniva festeggiato nella medesima data e di lui si diceva avesse avuto un figlio, Tammuz, il quale sarebbe stato la sua reincarnazione. Interessanti a riguardo la morte di questo figlio, il quale risorge dopo tre giorni, e le sue raffigurazioni in grembo alla madre Ishtar, assolutamente simili a quelle di Gesù Bambino in braccio alla Madonna. Questo vale anche per i mosaici e gli affreschi Egiziani raffiguranti il Dio Horus in braccio a Iside. La contaminatio di tutte queste antiche culture è talmente forte da indurmi a non poter essere almeno in parte affascinato da una festa che rappresenta il più evidente punto di incontro tra queste.
E poi c'è questo Santa Claus, conosciuto ai più come Babbo Natale, fusione dell'antico folklore Islandese con la figura del Vescovo della città turca di Myra, Nicola, divenuto Santo e festeggiato in Olanda nella celebrazione di Sinterklaas (compleanno del Santo), festività il cui nome ha dato successivamente origine all'appellativo di Santa Claus nelle sue molte varianti. Questa evoluzione ha visto il suo culmine quando la Coca Cola, con la sua pubblicità, ha definitivamente trasformato l'immagine di Babbo Natale in quella di un nonno buono, barbuto e ben in carne che prende in braccio i bimbi per ascoltarne i desideri.
Natale quindi è una festa Cristiana, Persiana, Babilonese, Egiziana, Islandese, Olandese che ha attraversato i millenni per essere attesa e celebrata ancor oggi con estrema importanza, nonché felicità: d'altronde non potrebbe essere diversamente nella sua essenza di festa del Sole, la stella che ci dona la vita.
Restando in tema di luce, confesso che quanto mi mette allegria nelle vacanze invernali è proprio vedere le strade brulle illuminate e colorate, quasi a voler sfidare la monotonia e la tristezza dell'Inverno. Non amo mai la massa che invade i centri città, ma in questo periodo la giustifico perché rende tutto ancor più vivo, alimentando la sfida contro il grigiore funebre di questa stagione. In qualche modo, questa frenesia infiocchettata riesce persino a predispormi benevolmente nel fare e ricevere auguri, a essere meno critico per non turbare il clima piacevole e ad avere meno insofferenza verso chi ho affianco.
Quest'anno, tuttavia, gli auguri sono stati davvero scarni. Non ho percepito alcun piacere nello scambio augurale tra le persone: io stesso mi sono trovato a salutare gli amici tralasciando il fare gli auguri, non essendovene alcuno stimolo. E me ne rendo davvero conto solo ora, mangiando una seconda arancia: eppure avrei dovuto presagire questa miseria dalla carestia floreale che, per il primo anno, ha colpito la mia dimora.
Abitudine voleva, infatti, che le feste Natalizie implicassero un proliferare di Stelle di Natale in casa, la quale diventava quasi una serra di fiori rossi. Ma nei giorni appena conclusi le uniche Stelle che hanno oltrepassato la porta della mia magione sono state solo due, peraltro entrambe trafugate da me medesimo l'antivigilia, alla fine di un lavoro. Doveva già essere indicativo il fatto che, in un concerto Natalizio di dolci bambini dalle ugole non troppo d'oro - ma soavi per i loro parenti -, fossero avanzate piante in abbondanza. Solitamente nonne e mamme si precipitano a conquistarsi più Stelle di Natale possibili, mentre quest'anno il fiore in questione è stato - ahimè - trascurato. Di contro ho visto, sempre in casa mia, uno strano cumulo di ceste contenenti i soliti spumanti e dolciumi, in una addirittura biscotti fatti in casa. Ciò mi ha stranito poiché, pur non essendo un abituale donatore di ceste Natalizie, posso presupporre costino abbastanza di più rispetto a una piantina. Non vorrei che cotanta opulenza alimentare abbia preso, in tempo di crisi, un significato apotropaico di scongiura contro quest'ultima, diventando una sorta di cornucopia contro l'inflazione. Se così fosse, personalmente avrei gradito dentro la cesta qualche litro di benzina, visti i tempi che corrono: sarebbe stato magari meno romantico, ma ben più utile. Il prossimo anno mi aspetto di trovare dei buoni di prepensionamento, qualcosa come: "Ti regalo un anno di miei contributi, affinché tu possa andare in pensione a 74 anni anziché 75". Sarebbe un gesto davvero carino.
A ogni buon conto, assuefatto dall'uvettosa dolcezza dei panettoni trovati nelle succitate ceste e distratto dalla settimana normalmente lavorativa, allo scoccare dell'ultimo giorno dell'anno ho scoperto che un numero incredibile di persone, amici e conoscenti erano ancora incerti - se non addirittura impreparati - su come passare il veglione. Persino mia madre, che da oltre una decade si organizzava con coppie di amici per festeggiare il nuovo anno con sontuose cene, non si è curata di allestire nulla per l'arrivo del 2012 e lo ha atteso in un multisala guardando un film commercialissimo. E in questo non ho notato alcuna tristezza né alcun dispiacere, anzi: forse l'affanno degli ultimi, tantissimi anni passati a cercare di fare sempre qualcosa in compagnia era ormai arrivato a un punto di saturazione tale da non rendere affatto disdicevole una pausa. Parimenti, ho notato in amici e conoscenti che la tendenza ormai non è più quella di ricercare la festa più bella, più interessante, più potente che ci sia nella zona ma semplicemente il garantirsi (anche in extremis, senza curarsene fino alla mattina stessa) di avere qualcosa da fare. Se poi la nottata si fosse rivelata davvero piacevole, tanto di guadagnato: ma nel caso il Capodanno fosse trascorso tranquillo e pure un po' monotono, non sarebbe stata una delusione così grande.
Esordendo con un "ai miei tempi", potrei riportare alla memoria le enormi feste che si organizzavano fino a tre o quattro anni fa facendo grande concorrenza alle discoteche, le quali cercavano di minare la buona riuscita di tutti i vari festini più o meno grandi che portavano loro via clienti: era quasi una situazione di guerra tra bande. Però si allestivano davvero veglioni in grande, e anche i party più piccoli garantivano il divertimento; i locali di contro chiedevano ingenti somme per l' ingresso, spesso rischiando di restare vuoti. La fine del 2011 invece ha visto le discoteche offrire prezzi decisamente più sostenibili tornando forse di conseguenza un po' più piene, mentre le feste di egregie dimensioni organizzate da ragazzi sono quasi sparite o si sono ampiamente ridimensionate a una sfera più intima e amichevole. Mi chiedo se ciò sia solo l'inizio della discesa una volta raggiunta la vetta, o se questa tendenza deprimente sia piuttosto indice di un ricambio generazionale poco creativo. Probabilmente c'è una complicità di entrambe le cose. Mi chiedo anche se alla fine del 2012 il cinema sarà nuovamente così affollato come l'ho trovato il 31 Dicembre 2011, perché sì: anch'io ho deciso di attendere l'anno preferito dai Maya con un bel film.
Se pensate che stia mangiando la terza arancia, vi sbagliate: sto finendo le ultime briciole di pinza rimaste. Ingurgitarne due kili in quarantotto ore credo sia un buon record, e suppongo non sia il caso di avvicinarmi alla bilancia nei prossimi giorni. Ma non datemi dell'ingordo: è solo un tentativo di recuperare il ritardo con cui questo dolce speciale è arrivato nella latteria dietro casa mia. Appena due giorni prima dell'Epifania. Mi vengono quasi le lacrime a pensare che da Lunedì già non se ne troverà più. La giustificazione della proprietaria, una signora gentilissima, è stata che "non si era ancora pensata" di ordinarne in panificio. Presumo peraltro che il panettiere stesso si sia dimenticato di farle notare che era finalmente giunto il tempo di questa specialità: temo non ne abbia prodotta e venduta tanta quanta era solito. Questo a me spaventa, terrorizza: se la gente comincia a dimenticarsi della pinza, che tra qualche anno possa dimenticarsi interamente del clima, dei colori, della dolcezza (in senso alimentare) di queste feste invernali? T'avverto, popolazione Trevigiana: fammi sparire la pinza, e piangerò lacrime amare. Fammi sparire anche il panettone, e per ripicca combatterò contro i sostenitori di quel bieco dolce che è il pandoro. Ma se farai sparire anche il vin brulè, la mia collera sarà implacabile.
Con qualche giorno di ritardo (come la pinza), vi auguro buon anno nuovo.
Babbo Katsuya #2, a photo by Katsuya Sensei on Flickr.



